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ACETO BALSAMICO DI MODENA: UN’ECCELLENZA ITALIANA CON 1000 ANNI DI STORIA


L'Aceto Balsamico Tradizionale è un condimento tipico della cucina emiliana, prodotto con mosti cotti d'uve provenienti esclusivamente dalla province di Modena e Reggio Emilia, fermentati, acetificati ed in seguito invecchiati.

Si ipotizza una nascita casuale del balsamico; probabilmente un certo quantitativo di mostod'uva cotto, la cosiddetta Saba, il dolcificante utilizzato nella cucina modenese, fu dimenticato in un vaso casalingo e ritrovato solo dopo un po' di tempo quando già presentava segni di una avviata acetificazione.

Non esistono documenti “ufficiali” che certifichino con esattezza il periodo ed il luogo in cui l’Aceto Balsamico Tradizionale si sia originato. Prodotti ad esso assimilabili, mosti e aceti variamente miscelati, erano già consumati nelle prime civiltà medio-orientali, nell’antica Grecia ed nella Roma Imperiale.

Donizone, monaco benedettino vissuto fra l'undicesimo ed il dodicesimo secolo, lascia la prima testimonianza scritta sul balsamico.
Nella sua cronaca "Vita Mathildis", racconta come, in occasione di una sosta a Piacenza nell'anno 1046, il re e futuro imperatore Enrico II di Franconia mandasse un suo messaggero al marchese Bonifacio di Canossa, padre di Matilde,  "poiché voleva di quell'aceto che gli era stato lodato e che si faceva nella rocca di Canossa" (cit).

In questo racconto non è menzionata la parola "balsamico", ma abbiamo comunque la testimonianza di quanto già allora quell'aceto fosse considerato importante al punto di farne dono ad un imperatore che, pur venendo da così lontano, ne conosceva l'esistenza.

Negli anni che susseguirono, il prezioso preparato attirò le attenzioni di moltissimi re e regine, duchi, conti e tantissimi altri. Nomi che sicuramente sono noti a tutti per essere presenti nei libri di storia, Ludovico Ariosto, il Duca Francesco II, Gioacchino Rossini, Bonifacio III di Canossa e Lucrezia Borgia ne sono solo alcuni esempi.

L’Aceto Balsamico di Modena, oltre che per la sua indubbia bontà, fu molto utilizzato nella storia per le sue proprietà curative.

Durante la pestilenza del 1630, l'aceto servì come "preservativo al contagio" e contro "l'ammorbamento dell'aria" (preservarsi con abluzioni, con gargarismi, utilizzandolo come cordiale, come tonico, contro l'aria infetta lasciandone cadere alcune gocce sulle braci del camino).

Una conferma sulle proprietà curative nelle infiammazioni delle mucose è data anche da documenti riguardanti il duca di Modena Francesco IV che viaggiava sempre con un cofanetto del prezioso liquido nella propria vettura, usato come conforto per sua cagionevole salute.
La tradizione popolare conferisce all'aceto balsamico ulteriori caratteristiche singolari; una sua virtù afrodisiaca. Virtù che sempre la tradizione vuole che fosse già validamente sperimentata da Isabella Gonzaga, mentre si narra più tardi che anche Giacomo Casanova ne conoscesse i magici effetti.

E ancora, ai giorni nostri, l’Aceto Balsamico di Modena è considerato un vero e proprio toccasana per la salute, anche se molti credono il contrario. Come per tutti gli alimenti, tutto sta nel buonsenso. Poche gocce di Balsamico offrono indubbi benefici al benessere dell’organismo.

Ottimo per chi soffre di diabete, aiutando ad abbassare i livelli di insulina nel sangue; perfetto alleato nelle diete ipocaloriche per il contenuto assai basso di calorie (solo 88 calorie in 100 grammi di prodotto); mal di gola, tosse e mal di testa sono solo tre dei mille disturbi risolvibili solo con un piccolo quantitativo di Aceto Balsamico e in fine, anche se non meno importante aiuta a combattere i radicali liberi.

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